8 aprile 2020

La verità

La verità
È che ti fa paura
L'idea di scomparire
L'idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire
La verità
È che non vuoi cambiare
Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose
A cui non credi neanche più


Di che parliamo stanotte? Per esempio potrei citare Così parlò Zarathustra ammettendo di essermi pentita di averlo sottovalutato, di aver sottovalutato - non solo e non tanto la portata delle idee - ma anche e soprattutto il suo significato esistenziale intrinseco, scartandolo immediatamente come "strano" e sottomettendomi a quel "razzismo sociale" che io stessa subisco, in quanto matta, o finta-matta, o così comunque considerata in genere. Oppure potrei fare disquisizioni lunghe due pagine sul chiodo fisso del significato delle mie sconfitte o del biasimo che ricevo. Potrei peggio di ogni altra cosa pugnalare al petto e alla schiena me stessa e di quel che comunemente si definisce dignità sforzandomi di parlare di cose e fatti che non esistono... Potrei passare intense mezzore di scervellamento per arrivare a cosa si parla stanotte; ma niente mi sembra che abbia vagamente ragione di essere espressa se questa ragione non è il "Tu devi", opposto al "Io voglio", del cammello sottomesso di Zarathustra. La mia vocazione però non è la santità, ma ben altro. E la mia presenza non interessa in fondo a nessuno: ma questo non è un motivo valido per proseguire ad imporla al mondo a scapito del mio personale benessere.

7 aprile 2020

Meccanismi

Della realtà è rimasto un silenzio da risucchio in mezzo al solito (apparente) caos e frastuono. Non respirare non fa differenza. La mia (disperata) vocazione all'indegno servilismo e all'auto-demolizione è di gran lunga più importante e degna di merito della vita che mi è stata data. Non vedo perché dovrei preoccuparmi, francamente - le strade che pullulano allegramente di Esseri Umani, o le strade in generale, è almeno da novembre che (comunque sia) non le vedo del tutto. Il futuro nei momenti più lucidi (che sono i più sinceri) temo proprio che non esista. E la mia morte o quella dei miei cari (che non ho) è completamente irrilevante.

(e forse mento sapendo di mentire.
e forse di capirmi ho fatto davvero l'ultimo tentativo.)

Perpetuo

Tali e tanti sono i problemi che nessuno è veramente predominante perché appena ti focalizzi su uno, subito ce n'è un altro dietro a tirarti per le vesti come un bambino capriccioso che vuole stare al centro della tua attenzione. Sto passando un periodo che sembrerebbe più normale? Più integrato nelle dinamiche di accettazione personale, perlomeno. Forse sono solo sempre stata un po' confusa e disorientata in passato, quando scrivevo qui. Aspetto che si esauriscano le forze necessarie per continuare a farlo. Che io abbia altri punti di riferimento a parte questo mondo fittizio che sta crollando su se stesso. Non dovrò attendere molto, penso: comincio ad avere delle crisi esistenziali in senso proprio, a rendermi conto veramente di che cos'è tutto questo. Negli ultimi tempi la sera sento il bisogno di appallottolarmi e piangere lacrime di svilimento, ma molte cose sto imparando a tenerle conservate nel cuore o nella testa. Molte angosce capisco che sono condivise da più persone - e non mi sento più bisognosa di essere al centro delle cure, delle premure e delle attenzioni degli altri. Comincio a preoccuparmi più per gli altri e un po' meno per me stessa, ad essere anche riconoscente. Magari sto un pochino (un pochino) crescendo. Infine, mi sto riappropriando di una vita vissuta senza tare mentali inverosimili (comunque vada): e solo (ma è tutto) perché finalmente la desidero.

6 aprile 2020

Mood: Smiths

"There's a club if you'd like to go 
You could meet somebody who really loves you 
So you go and you stand on your own 
And you leave on your own 
And you go home and you cry 
And you want to die"


Sostituiamo "e piangi" con "e ti scofani due etti di pasta", ed è la mia adolescenza.

Ingiusta

Il male, in piccolo e in grande, è "stupido": nell'accezione "Carlocipolliana" dell'assenza di tornaconto o della generazione di un danno per se stessi, non esiste nessuno o quasi che goda nel fare del male a chiunque altro, sia pure con una banale provocazione gratuita. Può goderne momentaneamente, perché il gesto lo aiuta a scaricare le pulsioni derivate dalla frustrazione (la frustrazione è mancanza di adempimento di un desiderio di piacere, e a un livello più sottostante è sofferenza anch'essa) data da un odio o un'invidia, (i due concetti sono identici), ma in fin dei conti, sia che si ottenga il proprio proposito - cioè che l'altro reagisca in qualche modo -, sia che lui rimanga bellamente indifferente e manchi di soddisfare la richiesta di reazione auspicata nel momento dell'"attacco", ciò che si avverte in tutti i casi è una sensazione di angoscia, di malinconia se non senso di colpa; ed è proprio allora che il "male" ha bisogno di generare da sé altro male, l'offesa ha bisogno di ripetersi in un'altra offesa: proprio per estinguere quel senso di impotenza dato dalla consapevolezza di essere andati contro i propri principi morali senza alcuna ragione se non quella "triste" di dar voce al più triste dei piaceri.
In un altro senso si può dire che il male sia stupido anche perché spesso è di vedute ristrette: non considera affatto che il risultato della "cattiveria" che promulga possa essere tutt'altro che quello desiderato. In realtà, nel far fronte a questo tipo di male (per fortuna ne ho subiti quasi sempre di relativamente piccoli, almeno nel "virtuale"), ho sempre puntato su questo: esistono persone con una certa integrità morale al mondo che non sono, e non possono essere divertite dalla cattiveria, dalla volgarità di un insulto grave e non motivato da niente in particolare - anche se il patetico teatrino fosse imbastito con la migliore organizzazione e ideato col più spiritoso degli umorismi. Ovviamente mi riferisco a una questione personale. Ma sondando il terreno delle effettive reazioni di chi circondava la scena, capivo che forse avevo - e ho per certi versi - ancora una visione troppo ottimistica delle cose. Il non poter fare affidamento sulla mentalità aperta e sul carattere "buono" di poi tante persone mi porta a tornare a pensare che non ci sia una vera logica di giustizia nella vita. In altre parole che la vita sia davvero ingiusta come sembra. (E, fra l'altro, che la gente generalmente se ne freghi di cosa è giusto e di cosa è sbagliato, o di cosa è vero e di cosa è falso; pseudo-ragiona per lo più per partito preso).
E non è per ingenuità o superficialità che non l'ho mai davvero pensato, quanto per quell'educazione allo zucchero filato che mi è stata propinata - mentre al contempo anche da bambina subivo oscenità. Questo significa che sono stata troppo forte, per la sanità mentale che conservo nonostante tutto: perché mi si mostrava ogni giorno la violenza, e al contempo mi si diceva che, sai, il mondo è buono e bello... ed era una contraddizione che secondo me avrebbe avrebbe fatto ammattire completamente chiunque altro.


Sei normale

(ad oggi, 6 aprile 2020, non c'è una sola persona al mondo che pensi che io valga qualcosa.)


(Looking down on empty streets, 
all she can see 
Are the dreams all made solid 
Are the dreams all made real 
All of the buildings, all of those cars 
Were once just a dream 
In somebody's head)


(la foto di lei che oggi mi ha fatto sorridere).

4 aprile 2020

Più una sensazione che una canzone


... And I find it kinda funny, I find it kinda sad
The dreams in which I'm dying are the best I've ever had
I find it hard to tell you, I find it hard to take
When people run in circles it's a very very
Mad world, mad world

Avidità

Il tutto che riceve da tutti temo proprio non le basti, lei pensa che tutto e niente siano concetti complementari, perché lei abbia tutto e lo mantenga io devo non poterne assaggiare neppure una briciola insapore. E questa avidità mortale di avere di più, sempre di più, buttando uno sguardo indietro ogni tanto per vedere e scongiurare che cominci anch'io a racimolare magari il minimo sindacabile per vivere, riuscirà solo a distruggere lei e quanto di buono poteva avere, sotto ogni punto di vista.